NEL LETTO DEL VENTO: 22-giu-2013 WebShake – viaggi

sabato 22 giugno 2013

Rifugio Roda di Vael - All'ombra del Catinaccio

Lago di Carezza
D'estate a Modena manca il fiato: l'aria diventa grassa e pesante, il cielo è spento e basso. E' ora di prendere quota ed andare al fresco a ritrovare il cielo blu. Partiamo di mattina presto, zaini e scarponi nel bagagliaio della macchina, destinazione il Rifugio Roda di Vaèl, sulle Dolomiti. 
Adoro i rifugi, ne ho un'idea romantica che mi accompagna fin da quando ero piccina: mi sembra sempre un miracolo trovare una casa in cima ai monti. Mi piacciono l'atmosfera cameratesca, i sorrisi complici di chi condivide la passione per le nostre Alpi e la vita all'aperto, il profumo del legno, gli scarponi in fila all'ingresso e le montagne di zaini.
Andando verso la montagna guardiamo le code dei tedeschi che calano verso il mare. In due ore e siamo a Bolzano. Saliamo verso il Lago di Carezza, una gemma turchina in mezzo agli abeti sulle cui acque limpide si specchiano le montagne. Lo specchio del paradiso. 
Arriviamo a Vigo di Fassa verso mezzogiorno. Il segnavia per il rifugio segna 1 ora e 40 minuti di cammino. Zaino in spalla e si parte, mentre il cielo si rannuvola. 
Il sentiero sale abbastanza dolcemente, fra prati fioriti e boschi che profumano di resina e muschio. Più in alto la vegetazione muta completamente e gli alberi lasciano spazio a rododendri e cespugli di mirtilli. Ovunque, a centinaia, genziane violette spuntano sui prati verdissimi. C'è ancora quale lama di neve. Le montagne ci circondano maestose. Sorrido per la felicità e la meraviglia, per questi miracoli usciti dal mare migliaia di anni fa. 
Rifugio Roda di Vaèl
Arriviamo al rifugio accaldati e soddisfatti. Ci sediamo sulle panche al sole, allungando le gambe e ammirando lo splendido panorama. Il sole tiepido e l'aria fresca mi pizzica le guance. Una meraviglia. Di fronte a noi si staglia la parete verticale a strapiombo della Cresta del Majarè. Alcuni alpinisti, indossati imbraghi, caschetti e moschettoni, preparano l'attacco alla ferrata. 
Roda di Vaèl
Dopo una birra fresca e un delizioso panino allo speck, un temporale frustra i nostri progetti per il pomeriggio. Passiamo al piano "B", "B" come "Birra" e, grazie ad un libro di Kapuscinski, cominciamo una bella chiacchierata con due ragazzi arrivati da Trento, ansiosi di salire sulla ferrata Masarè. Si cena alle 18:30, mentre fuori continua a piovere, e al tavolo conosciamo anche due bresciani, padre e figlio: si parla di vette, panorami, sci e vino. Dopo un paio di deliziose grappe, ci infiliamo nei nostri sacchi a pelo, nel dormitorio. Il nostro vicino di letto russa senza stancarsi un attimo, producendo una serie infinita di fischi, sbuffi e gorgoglii. A stento trattengo le risate e mi addormento col sorriso. 

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