NEL LETTO DEL VENTO: 25-lug-2014 WebShake – viaggi

venerdì 25 luglio 2014

Col vento nelle mani (la mia prima volta in barca a vela)


La barca a vela ha fatto parte dei miei sogni fin da bambina.
Per addormentarmi, mio padre mi raccontava storie di mare e di vento, di barche sospinte da brezze leggere su acque turchesi, di pesci colorati che nuotavano sotto la prua accarezzata dalle onde e di velieri ormeggiati davanti a candide spiagge caraibiche.

La vela era il suo sogno ed è diventata il mio sogno.
Un sogno che ho chiuso in un cassetto, mentre invidiavo un po’ gli amici che partivano per un corso coi Glenans o a Caprera.

Poi, quattro anni fa, durante uno di quei periodi in cui uno sente l’urgenza di rivoluzionare il proprio mondo, ho deciso di aprire quel cassetto. 

Era la Pasqua del 2009 e volevo passarla lontana dalla mia famiglia, dall’agnello al forno, dalla colomba e dalla grigliata con gli amici.

Cercai su internet e capitai sul sito di Flash Vela. Guardai le foto delle barche e, senza pensarci troppo, li contattai per iscrivermi al corso base.

Il sabato mattina, prima dell’alba, ero già in macchina diretta verso Sanremo.

Arrivata in porto, incontrati Roberto Raineri, il mio Maestro, e insieme andammo a vedere La Rossa, che sonnecchiava sull’acqua: slanciata e bellissima.

Dopo la lezione di teoria, mollarono gli ormeggi e uscimmo in mare.
La Rossa oscillava a destra e sinistra, seguendo il ritmo delle onde e, mentre venivano issati la randa e il fiocco, io fissavo la punta dell’albero che mi sembrava altissimo.
Poi, iniziammo a bolinare e, mentre la barca piano piano s’inclinava seguendo il vento, il mio sorriso si allargava sempre più.
Ero la donna più felice al mondo, mentre il vento mi scompigliava i capelli e gli spruzzi d’acqua fredda mi bagnavano il viso.

Ho capito, in quel momento, che avrei potuto vivere su una barca per sempre, come i protagonisti dei racconti di mio padre.

Quando fu la mia volta al timone, presi quella ruota un po’ titubante, senza saper bene cosa fare. Sotto la guida di Roberto (“orza ancora un po’”, “poggia”), cercai di seguire una rotta, senza farmi troppo distrarre da quella continua ondata di emozioni. Seguendo le mie mani, che stringevano troppo stretta la ruota, La Rossa danzava sicura nel vento, cavalcando leggera e veloce le onde. Dentro di me ridevo di gioia, perché mi sembrava di procedere velocissima sull’acqua, anche se non stavamo superando neppure i 6 nodi (poco più di 10km all’ora…).

Da quel momento, il vento mi è entrato sotto pelle e la vela non mi ha più lasciato. 
Su una barca a vela ho conosciuto mio marito e ogni volta che metto piede a bordo, so cosa significhi veramente essere Felice.

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